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ARCHIPÈLAGOS SPAZI CONTIGUI DEL CONTEMPORANEO

Mostre
Data: 2019-01-26

La mostra “ARCHIPÈLAGOS. Spazi contigui del contemporaneo”, con sei importanti artisti italiani della seconda metà del XX secolo: Nicola Carrino, Francesco Lo Savio, Achille Pace, Gianfranco Pardi, Giuseppe Spagnulo e Giuseppe Uncini.
La rassegna è curata da Bruno Corà e Tonino Sicoli e resterà aperta al pubblico fino al 2 febbraio 2018.


La storia dell'arte del Secondo Novecento, dopo la stagione delle avanguardie recenti legate alla ricerca astratta, minimalista e poverista, ha prodotto alla fine del secondo millennio una linea di ricerca trasversale, che ha avuto nella sottovalutazione dell'avanguardia stessa il suo momento critico e nello stesso tempo complesso. Con il ritorno ad una visione artisticamente eclettica sia sul piano dei linguaggi usati che delle tecniche e tecnologie, si sono attivati in maniera trasversale processi ed esiti estremamente problematici.


Si può a ragion veduta parlare di una disseminazione pulviscolare progressiva, che ha frantumato le grandi correnti a favore di una fioritura di fenomeni correlati ma autonomi, con una identità non più assimilabile a filoni e modelli, che sono rimasti per lo più appannaggio di una cultura sempre più di massa.
Le logiche del mercato pur dilaganti, determinati successi e consensi presso il collezionismo non sono riusciti a vanificare l’idealità e la tensione intellettuale di tanti artisti, che pur avendo sfiorato gli ultimi movimenti e gruppi, di fatto hanno costituito una sorta di arcipelago di “isole poetiche”, vicine ma staccate, contigue ma con una loro identità forte basata su apporti personali, esperienze, sperimentazioni e interazioni anche geografiche, legate ad una mobilità ed ad una possibilità di comunicazione sempre più accentuata, portatrice di inediti intrecci.


Se gli anni Sessanta e Settanta hanno visto le ultime vivacità movimentiste, ci sono stati, tuttavia, artisti più in luce ed altri rimasti più nell’ombra, alcuni che hanno sfiorato l'idea di gruppo o ne hanno fatto parte per poco tempo, altri che hanno mantenuto, invece, un “isolamento” proficuo sul piano della ricerca e del rigore, sul piano della professionalità e sul loro ruolo relazionale e di influenti intellettuali formatori anche di nuove generazioni. Isole portatrici di pensiero e di spunti (che hanno lasciato maggiori tracce di quelle degli artisti più facilmente accolti dal mercato), fautori di scambi e di influenze pur dentro una mappatura variegata e piena di canali, separazioni, vicinanze, lontananze, dialettiche e contrasti.
Figure artistiche come quella di Francesco Lo Savio (Roma, 1935 - Marsiglia, 1963), scultore della luce scomparso prematuramente; alcuni esponenti del Gruppo Uno: come Giuseppe Uncini (Fabriano, 1929 – Trevi, 2008) con i suoi “cementi armati”, Nicola Carrino (Taranto, 1932 – Roma, 2018), con i suoi moduli costruttivi, o il segnico Achille Pace (Termoli, 1923); lo strutturalista concettuale Gianfranco Pardi (Milano, 1933 - 2012); l’astrattista plastico Giuseppe Spagnulo (Grottaglie, 1936 – 2016). Tutti hanno costituito un arcipelago morfologico e poetico in cui l’immagine è stata azzerata in una ricerca astratta apparentemente semplice ma intrinsecamente complessa.


Spazi installati con strutture dai materiali più antichi e moderni, site specific, installazioni varie hanno creato un cortocircuito fra il naturale e l'artificiale in una matericità rivisitata e reinventata alla luce di un atteggiamento sempre più rizomatico.
I legami fra i generi hanno portano ad un linguaggio dell'arte sempre più integrato, interattivo, secante. Verso un'identità multipla e aperta a tutto.
Lo spazio è un luogo concettuale e fisico, che si anima di un pensiero visivo e di una struttura totalizzante. La separazione lessicale lascia il campo ad un coinvolgimento comunicativo ed espressivo coincidente, con ricadute semantiche e corrispondenze.
Questi artisti hanno dato spazio ad una linearità e ad un'essenzialità della forma, per indirizzare la ricerca verso soluzioni contaminate e incontri semiotici, segni dialettici, andando oltre le differenze originarie per dar luogo ad una genesi morfologica multi-genere.
Scultura, pittura e architettura generano un'arte costruttiva, modulare, strutturale, analitica ma tendente alla sintesi, in un superamento dialogico fra geometrie e organicità, fra bidimensionalità e tridimensionalità, tracciati e schemi, regolarità e materia. Forme elementari disegnate, piegate, spezzate, ricomposte.
Il pieno valorizza il vuoto e lo coinvolge nel senso oggettuale, aprendo la composizione al concetto, all'idea, in una purezza contaminata, esito di un ingegno poliedrico.


Apertura da Martedì a Sabato, di mattina su appuntamento / 16:00-19:00. Chiuso i festivi e il lunedì.

 

Telefono
3927748505
Sito internet

 

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  • Da 2018-11-24 a 2019-02-02
    Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì & Sabato

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