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San Demetrio Corone

Tra le più importanti comunità albanesi stanziate da secoli nell'Italia meridionale, San Demetrio Corone - Shën Mitri Koronë in lingua arbëreshë - conserva la lingua, i costumi, il rito greco-bizantino, e l'identità etnica propri di quella cultura. San Demetrio si trova nell'entroterra collinare che dalla pianura di Sibari risale verso la Sila Greca. Gode della vista sia della piana di Sibari che del massiccio del Pollino. Confina con Acri, Corigliano Calabro, San Cosmo Albanese, Santa Sofia d'Epiro, Tarsia e Terranova da Sibari. Dal punto di vista della giurisdizione religiosa, fa parte dell'Eparchia, termine corrispondente a quello di Diocesi nella chiesa latina, di Lungro.
Il centro abitato sorge nei pressi dell'eremo basiliano di Sant'Adriano, fondato da San Nilo da Rossano intorno al 955. Ma già a prima di quest'epoca risale il toponimo di San Demetrio, collegato ad una più antica devozione del borgo per il santo greco. Con l'insediamento dei monaci basiliani si formò comunque un centro sempre più consistente. L'eremo basiliano fu poi distrutto dai Saraceni e passò in seguito sotto la protezione dei Normanni. La prima attestazione della presenza albanese risale al 1471, con l'arrivo di un gruppo di profughi al seguito del duca Teodoro Lopes. Nel 1534 giunsero poi altri profughi, provenienti dalla città di Corone della Morea, nel Peloponneso. Da qui il secondo toponimo, "Corone", aggiunto solo nel 1863. San Demetrio Corone divenne col tempo il principale centro culturale delle colonie albanesi d'Italia e conserva ancor oggi vive le tradizioni arbereshe.
Senz'altro da visitare è il complesso monumentale di Sant'Adriano, che include la chiesa di stile bizantino misto a elementi normanni, ricostruita nel XII-XIII secolo nello stesso sito dell'antico santuario basiliano; notevole, tra l'altro, per i resti di un importante pavimento a mosaico in opus sectile; la sua superficie, caratterizzata da minuscoli elementi di pietra e lastre di marmo, tagliati e incastrati tra loro, dalle combinazioni svariate e di varia colorazione venne definita "una autentica tavolozza da pittore" dall'archeologo Paolo Orsi. Addossato alla chiesa è il Collegio di Sant'Adriano - prima Collegio Corsini, importante organismo culturale per la preparazione del clero di rito greco e per la conservazione delle tradizioni culturali e religiose arbereshe. Nel Collegio si formarono personalità di spicco della cultura risorgimentale cosentina, come Agesilao Milano, rivoluzionario seguace di Mazzini, e il patriota garibaldino Domenico Mauro, nonché letterati e giuristi come Girolamo De Rada e Cesare Marini. Da visitare anche la chiesa parrocchiale dedicata a San Demetrio, in cui è possibile ammirare, tra l'altro, un altare marmoreo del Settecento, l'iconostasi ottocentesca e alcune tele di scuola meridionale anch'esse settecentesche. Degni di nota anche i palazzi nobiliari che si affacciano lungo le vie del borgo. Sul ripido pendio presso il torrente Sant'Elia, si possono ancora visitare i ruderi di un piccolo santuario eremitico noto come "Grotta di San Nilo", dove il santo rossanese si rifugiò per un certo periodo.
Durante la Settimana Santa, nella notte fra Sabato e Domenica si ripete, presso la fontana dei monaci (pusi) nel Collegio di San Adriano, il rito del rubare l'acqua muniti di un lungo bastone – "dokaniqie", poi davanti al sagrato della chiesa si accende un grande falò.
Il 26 ottobre si celebra la festa del patrono San Demetrio accompagnata da una fiera di tre giorni. Alla festa è collegata la tradizione del "cavallo di S. Demetrio" (kali i Shèn Mitrit), che il giorno della vigilia esce dal portone principale della chiesa, sorretto alle spalle da due persone; realizzato in cartapesta, gira casa per casa, portando messaggi augurali e ricevendo in cambio danaro, vino o altro.
Durante la commemorazione dei defunti, suggestiva è la visita dei sacerdoti (papàdes) presso le famiglie, con la bendizione delle "panagie" (mensa con vino, pane, grano bollito e una candela sovrapposta al centro), simboli della resurrezione dei corpi e dell'immortalità dell'anima.
Da vedere: la bottega del maestro Hevzi Nuhiu, artista scultore del legno, con pregevoli opere a motivi ornamentali orientali; i costumi e le bambole artigianali col caratteristico costume albanese.
Da alcuni anni operano nei paesi arbëreshë dell'Italia meridionale gruppi musicali che suonano musica ska con testi in arbëreshë, rivisitando ritmi folk e canzoni popolari. A San Demetrio Corone si svolge annualmente, nel secondo sabato del mese di agosto, il "Festival della Canzone Arbëreshe", che raccoglie le espressioni musicali emergenti degli italo-albanesi.

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