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San Fili

San Fili spicca su un colle a ridosso della Catena costiera paolana, sul tratto che sovrasta il passo della Crocetta, lungo la statale che conduce alla litoranea tirrenica. Fino a qualche decennio addietro era necessario affrontare i terribili tornanti della "Palombara" per giungervi: oggi, tramite una moderna superstrada, è raggiungibile in poco più di un quarto d'ora da Cosenza.
Il paese conserva l'aspetto e il fascino dell'antico borgo, fatto di viuzze, scalinate e case addossate, conta tre frazioni: Bucita, Frassino e Cozzi.
A Bucita interessante sono la chiesa del Ritiro, ex convento di Santa Maria degli Angeli di San Francesco d'Assisi, costruita nel 1602 su un impianto preesistente del sec. XVI, e la Chiesa di Santa Lucia, edificata alla fine del XIX sec. sui resti di un'antica cappella ubicata nei luoghi dove predicò l'Abate Gioacchino da Fiore nel XII sec.
Al centro del paese si trova la chiesa di Sant'Antonio Abate, al cui interno colpisce una serie di quattordici raffigurazioni della Via Crucis di Cristoforo Santanna del 1778.
L'edificio sacro più importante di San Fili è la chiesa Madre, il cui interno, tri-navato, presenta sull'altare maggiore una notevole Annunciazione dipinta nel 1782 da Cristoforo Santanna. Imponente è anche il campanile, a pianta quadrata con tre ordini in pietra a vista.
Interessante è inoltre il Palazzo Gentile, risalente al XVIII sec. e attualmente di proprietà comunale, impostato su tre livelli, il primo dei quali è caratterizzato da diverse aperture che davano accesso a cantine, stalle e rimesse. Sulla facciata principale si aprono balconi in ferro battuto e finestre incorniciate: il portale d'accesso è ad arco in pietra.
Nella piazza San Giovanni si trova l'intimo, ma attivissimo Teatro Gambaro, che organizza rassegne di teatro sperimentale.
Tra le tradizioni di San Fili particolare è quella del il venerdì santo, quando gli abitanti portano a casa le candele che hanno illuminato il santo Sepolcro lasciandole accese perché siano beneauguranti: in caso qualcuna dovesse spegnersi, è segno che la fortuna non assisterà quella famiglia.
Il paese un tempo era chiamato Felum e in seguito fu denominato Terra Sancti Felicis, in onore di San Felice, santo venerato nella Chiesa parrocchiale di quel tempo. La denominazione San Fili comparve in seguito e nel XV secolo il paese divenne parte della contea di Rende: la sua importanza era dovuta essenzialmente al commercio che Consentia e Pandosia intrecciavano con Clampetia e Terina. Sul finire del XVIII secolo, la costruzione di nuove case determinò l'espansione del paese ad ovest e sorsero i nuovi quartieri di Cozzo della Joria, di San Vincenzo Ferreri, del Rinacchio e della Concezione. Nel 1800, dopo il ritorno dei Borboni, l'intensa attività edilizia, lo sviluppo agricolo, le iniziative industriali e commerciali determinarono un costante incremento della popolazione e l'espansione dell'area abitativa del paese.

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