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San Giorgio Albanese

San Giorgio Albanese, posto sul versante nord della Sila greca, si sviluppa, a circa 420 metri sul livello del mare, sui colli Cherubini e Falcone, uniti da una zona pianeggiante che costituisce il centro del paese e che termina con un terrazzo naturale da cui si domina tutta la vallata della piana di Sibari e il mare Ionio. Paese appartenente al gruppo della minoranza linguistica arbëreshë, mantiene il costume tradizionale e il rito religioso greco-bizantino, fa parte dell'Eparchia di Lungro. Da visitare la chiesa parrocchiale settecentesca e in stile barocco dedicata a San Giorgio Megalomartire. Divisa in tre navate all'interno, colpisce soprattutto per la maestosa torre campanaria a pianta quadrata che termina con una cupola che rimanda all'arte bizantina. All'interno vi sono, tra l'altro, diverse statue lignee di scuola meridionale ottocentesca raffiguranti i santi e una serie di tele dello stesso periodo. Nel corso del tempo è stata adattata al rito greco-bizantino, ospita una serie di suggestive icone e una splendida iconostasi. Una visita merita anche la Sala consiliare del palazzo municipale dove è rappresentato un ciclo pittorico con storie della venuta degli Albanesi in Italia realizzata dal pittore Petrit Ceno. La festa patronale si tiene il 23 aprile, tra le tradizioni della festa vi è "l'asta dei galli", l'offerta vincente viene omaggiata al santo patrono. Tra i personaggi illustri si ricorda il poeta settecentesco Giulio Variboba. Come spesso accade per i paesi dell'entroterra cosentino, tra i prodotti culinari più gustosi si annovera la pasta, tra cui i Rrashkatjeltë, una specie di fusilli fatti rigorosamente a mano e prodotti da forno come il pane, rinomato in tutto l'hinterland, e biscotti. Un villaggio dedicato a San Giorgio esisteva già al tempo dei Normanni poiché è citato in un documento del 1104 in cui si stabiliva la donazione di alcuni casali (da intendersi come villaggi agricoli) al monastero di Santa Maria Odegitria (Patirion), tra cui quello di Santo Jorio. Fu poi terra di immigrazione da parte delle comunità albanesi che vi si stabilirono intorno al XV secolo. Appartenne ai principi di Bisignano fino alla prima metà del Seicento quando passò ai nobili Saluzzo di Genova, che vi dominarono fino al 1806.

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