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Stauroteca

Secondo la tradizione, la Stauroteca rappresenta un dono dell'Imperatore Federico alla città di Cosenza in occasione dell'inaugurazione del Duomo. Nessun documento comprova tale donazione, ma considerati i gusti del sovrano per l'arte ed esaminate le caratteristiche dell'opera, non si ha motivo di sostenere una tesi diversa. La croce reliquiario, formata da sottili foglie d'oro e fissata su un'anima di legno, adornata da filigrana ed altri intrecci, è il frutto di artisti conoscitori della miniatura bizantina padroni della tecnica dell'iconografia orientale. Il "recto" si compone di cinque medaglioni; quello centrale rappresenta Cristo Pantocratore, nei rimanenti quattro, vi sono gli Evangelisti seduti intenti a scrivere. Il "verso" rappresenta Cristo sul "Suppedaneum" con i piedi inchiodati in posizione accostata. In alto, sul capo, la tavola riporta l'abbreviazione greca IC.XC (per Gesù Cristo). Sul braccio orizzontale le parole che tradotte significano: la crocifissione. In basso riposa Adamo, il primo uomo, del quale è visibile solo il cranio. Nel medaglione sopra la croce vi è l'Arcangelo Michele e nei due laterali, a sinistra, la Madonna, a destra San Giovanni Battista.
Nel medaglione in basso è raffigurata una rappresentazione dell'Etoimasia, cioè la preparazione del trono per il ritorno di Cristo.
Si tratta in realtà di opera proveniente dalle officine reali di Federico II, meglio note come "tiraz" in lingua araba e "ergasterium" in latino e prodotta in un ambiente in cui confluivano esperienze culturali musulmane, bizantine ed occidentali. La stauroteca poggia su una base d'argento dorato con pianta ottagonale e lato esterno sagomato e trilobo. Il fusto si erge corredato da finestrelle, gugliette e fogliame di gusto gotico. La parte mediana del piedistallo è contornata da otto piccoli tabernacoli che ospitano statuine di santi. L'oggetto, opera dell'oreficeria spagnola del XV secolo, di chiara impronta gotica, fu donata quale supporto della Stauroteca.

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